Fitoestrogeni

Si definiscono fitoestrogeni alcuni composti di origine vegetale che hanno una struttura chimica e una funzione simili a quelle degli estrogeni prodotti dall’organismo umano.

Tre sono i principali gruppi di fitoestrogeni ciascuno con caratteristiche specifiche:

isoflavoni: sono i più attivi e presentano oltre ad attività estrogenica, anche attività antiossidante; Per le loro caratteristiche biochimiche e funzionali, gli isoflavoni possono avere sia effetti estrogenici che antiestrogenici modulando eventuali carenze o eccessi degli steroidi endogeni.

cumestani: il principale rappresentante di questo gruppo è il cumesterolo; particolarmente rappresentato nei germogli di fagioli e nei cavoli di Bruxelles, nel trifoglio e nei semi di girasole.

lignani: sono rappresentati dal maltairesinololo e dal secoisolariciresinolo che ad opera della flora batterica intestinale vengono attivati in enterodiolo e enterolattone. Sono presenti in quasi tutti i cereali

e in gran parte delle sostanze vegetali, con più alte concentrazioni nei semi di sesamo e di lino.

– Di minore importanza è un altro gruppo rappresentato dai lattoni dell’acido resorcilico, il cui costituente principale è lo zearalenone, presenti nei funghi e definiti micoestrogeni.

 

Diverse sono le fonti alimentari di fitoestrogeni: tra queste ricordiamo soprattutto i legumi (particolarmente la soia), molti tipi di frutta e altri vegetali (tra cui il trifoglio rosso), oltre ai cereali integrali. È bene tener presente, tuttavia, che la quantità di isoflavoni presenti in questi alimenti varia a seconda di numerosissime variabili come il tipo di soia, ad esempio, il tipo di coltivazione e delle tecniche di trattamento e persino del clima e della stagione di raccolta.

Il mercato mette a disposizione vari alimenti a base di soia: tofu, yogurt, latte, bistecche; in alternativa bisognerebbe consumare giornalmente 6-8 porzioni di frutta, verdure o legumi. Per chi, e sono veramente molti, non assume quantità adeguata di questi alimenti è possibile ricorrere ad integratori a base di isoflavoni che assicurano un introito giornaliero sufficiente a compensare la carenza di un apporto alimentare.

 

Le piante ad attività fitoestrogenica più utilizzate sono le seguenti:

  • Soia (Glicine max): se ne utilizzano i semi, ricchi di genisteina e daidzeina.
  • Trifoglio rosso (Trifolium pratense): si usano le foglie e i fiori che sono ricchi di formononectina, biochanina A, genisteina, daidzeina e cumestrolo.
  • Kudzu (Pueraria lobata): è la pianta che contiene più isoflavoni al momento conosciuta. I suoi fiori e radici contengono formononectina, niochanina, miroestrolo, (potente ligando ERα), genisteina e daidzeina.
  • Luppolo (Humulus lupulus): la droga è costituita dallo strobilo e dal fiore che contengono 8-PN, un potente fitoestrogeno ad alta affinità per ERα che passa la barriera ematoencefalica, dove riduce la secrezione di LH.

I fitoestrogeni si trovano in natura sottoforma di precursori inattivi; una volta raggiunto l’intestino vengono trasportati ad opera della flora batterica intestinale in composti attivi. La quantità di estrogeno che può così liberarsi varia da persona a persona e può variare a seconda dell’età del soggetto.

Si sente spesso parlare dei benefici per la salute legati al consumo di cibi ricchi in fitoestrogeni: la loro fama di alleati del benessere è in genere meritata. Molti studi hanno infatti dimostrato che queste sostanze offrono vantaggi al sistema cardiovascolare, aiutano le donne in menopausa, riducono il rischio di fratture in caso di osteoporosi.

 

FITOESTROGENI E APPARATO CARDIOVASCOLARE

Gli isoflavoni hanno mostrato un effetto protettivo nei confronti dell’apparato cardiovascolare mediante un’attività antiaterosclerotica. Tale proprietà si esplicherebbe attraverso un’azione di parete (attività antiaggregante piastrinica), antiossidante e ipocolesterolemizzante.

Gli isoflavoni riducono il colesterolo LDL e incrementano il colesterolo HDL. L’effetto sulle LDL si ritiene possa essere possa essere dovuto ad un loro accelerato catabolismo verosimilmente per incremento del numero dei recettori per le LDL.

 

FITOESTROGENI E SINDROME PREMESTRUALE

Diversi valori hanno evidenziato che gli isoflavoni aumentano significativamente la durata della fase follicolare ritardando il picco di progesterone. Essi sono in grado di ridurre i disturbi che accompagnano la mestruazione dovuta a carenza di estrogeni.

Assunti nella seconda metà del ciclo migliorano malumori, insonnie, crampi, tensioni.

 

FITOESTROGENI E MENOPAUSA

Gli isoflavoni sono in grado di ridurre sensibilmente i disturbi correlati alla menopausa, tanto da poter rappresentare una valida alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, che comporta una serie di effetti collaterali come: gonfiori, emicrania, incremento ponderale, disturbi comportamentali, aumentato rischio di cancro.

In corso di menopausa, gli isoflavoni si sono mostrati in grado di agire favorevolmente sui numerosi disturbi che la caratterizzano quali vampate di calore, secchezza dai genitali, rughe, fragilità dei capelli.

  • Vampate: il 70-80% delle donne europee e il 57% delle orientali (Malesia) soffre di vampate contro il 18% delle donne cinesi. Il “flushing” non è tanto in rapporto a una carenza estrogenica quanto a squilibri del feedbach ipotalamico: rilascio pulsanti dell’LH (ormone luteinizzante) e di catecolamine ipofisarie. Gli isoflavoni riducono significativamente le concentrazioni ematiche di LH. L’assunzione di fitoestrogeni riducono le vampate dal 40 al 12% dopo 3 mesi di assunzione.
  • Cute e annessi: la cute è un organo bersaglio per gli estrogeni possedendo un elevato numero di recettori estrogenici. La ridotta concentrazione estrogenica in menopausa concorre a determinare una serie di fenomeni: atrofia dell’epidermide e rarefazione dei peli, riduzione dell’elasticità del derma, diminuzione del pannicolo adiposo sottocutaneo a livello del viso e dei genitali esterni, rallentamento della crescita delle unghie che appaiono fragili e striate. L’assunzione di fitoestrogeni può ridurre l’entità di questi fenomeni.
  • Genitali: nel tegumento della vulva è stata documentata una perdita di tessuto sottocutaneo, un assottigliamento dell’epitelio e una ridotta funzionalità delle ghiandole vaginali con conseguente diminuzione dell’elasticità tessutale e secchezza delle mucose. I fitoestrogeni sono in grado di migliorare l’idratazione e la tonicità di questi tessuti.

Osteoporosi: la cessata produzione di estrogeni ovarici, tipica dalla menopausa, rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza della malattia. Dai dati disponibili sembra che gli isoflavoni siano in grado di rallentare la perdita di calcio proprio come gli ormoni ovarici senza, essere gravati, ovviamente, dagli stessi effetti collaterali. L’effetto protettivo sull’osso è mediato dall’interazione degli isoflavoni con i beta-recettori, particolarmente rappresentati in questo tessuto.

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Relativamente ai prodotti commercializzati da Meter Srl aventi natura di dispositivi medici, tutti i contenuti presenti sul sito www.metersrl.it. relativi a tali prodotti (testi, immagini, foto, disegni, allegati, schede tecniche e quant’altro) sono di natura informativa e rivolti esclusivamente ad operatori sanitari e non devono intendersi come materiale pubblicitario, come da Nuove Linee guida della pubblicità sanitaria. ©2022 Meter Srl tutti i diritti riservati. Design by MMultimedia

Log in with your credentials

Forgot your details?