Acido Alfa Lipico

L’acido alfa lipoico (ALA) fu isolato per la prima volta nel 1951 da estratti di fegato dai biochimici americani L.J. Reed e I.C. Gunsalus, che riuscirono ad ottenerne solo 30 milligrammi partendo da 100 kg di fegato. All’inizio fu classificato come fattore di crescita, e solo più tardi come antiossidante.

Il primo impiego clinico dell’ALA risale agli anni Settanta e si deve a Burt Berkson, che lo iniettò a pazienti con epatite fulminante per intossicazione da funghi (amanita) e osservò rapidi e insperati miglioramenti.

Nello stesso periodo l’ALA iniziò ad essere studiato negli Stati Uniti e in Germania in modelli animali di diabete. Le osservazioni emerse da questi studi sperimentali posero le basi per lo sviluppo clinico dell’ALA nel­la neuropatia diabetica, con diversi studi clinici randomizzati e controllati verso placebo.

Da questi studi è derivata la registrazione dell’ALA come farmaco indicato nel trattamento della neuropatia diabetica, con il dosaggio di riferimento di 600 mg/die per via orale.

L’acido alfa lipoico è solitamente presente in maggiori quantità nei tessuti che sono più ricchi di mitocondri (i “polmoni” cellulari), ovvero i tessuti a maggiore attività metabolica. Le principali fonti dell’ALA sono la carne rossa e alcune frattaglie, in particolar modo il cuore e il fegato. Ne sono particolarmente ricchi anche i broccoli e gli spinaci. L’ALA viene talvolta indicato come vitamina N, sebbene non sia classificabile come vi­tamina in quanto sintetizzabile dal nostro organismo.

Sebbene l’acido lipoico non rappresenti di per sé un costituente de­finibile come essenziale, dal momento che il nostro organismo è in gra­do di sintetizzarlo, esso si ritrova comunque in quantità ridotte nel corpo umano.

L’ALA è un potente antiossidante endogeno che svolge principal­mente tre funzioni: agisce come antiossidante, come coenzima del meta­bolismo energetico cellulare e come antinfiammatorio.

  • Azione anti-ossidante

 

Essendo una molecola anfifilica, l’ALA è in gra­do di svolgere la propria attività antiossidante sia in fase acquosa che lipidica, contra­stando dunque sia la perossidazione dei lipidi delle membrane cellulari e mitocondriali sia l’ossidazione delle proteine e del DNA. Grazie alla sua attività di coenzima è inoltre in grado di rigenerare altri antiossidanti fon­damentali quali la vitamina C, la vitamina E, il coenzima Q e il glutatione.

  • Azione sul metabolismo energetico

 

L’ALA è cofattore per numerosi enzimi che partecipano al processo di conversione del glucosio, degli acidi grassi e delle altre fonti energeti­che in adenosin trifosfato (ATP) (per esempio, piruvato deidrogenasi, alfa-chetoglutarato deidrogenasi). Tale processo, che avviene a livello dei mi­tocondri, comprende quel complesso insieme di reazioni che è noto con il nome di “ciclo di Krebs”. La disponibilità di ALA a livello cellulare aumenta l’efficienza del ciclo di Krebs.

 

  • Azione anti-infiammatoria

 

L’azione forse più interessante dell’acido alfa lipoico è quella an­tinfiammatoria, che si esplica attraverso vari meccanismi, prima fra tutti l’azione inibitoria sul fattore di trascrizione nucleare NF-kB (Nuclear Factor kappa-light-chain-enhancer of activated B cells) . Questo fattore è un importante regolatore del processo infiammatorio. Modula infatti la biosintesi di numerose citochine infiammatorie, fra cui IL-1, IL-6 e TNF-α.

L’azione antinfiammatoria dell’ALA si esplica sia a livello periferico che a livello centrale, grazie alla sua capacità di oltrepassare facilmente la barriera ematoencefalica, in quanto è una molecola piccola e lipofila:

  • – a livello periferico, inibisce in particolare l’attivazione delle cellule im­munitarie (monociti, macrofagi, linfociti T e neutrofili);
  • – a livello centrale, riduce l’attivazione della microglia, mediata dall’atti­vazione dell’NF-kB.

 

L’ALA è anche un chelante di metalli pesanti. Viene impiegato, solitamente in associazione ad altri chelanti più potenti, nelle terapie per la disintossicazione da metalli pesanti.

 

Il dolore cronico può essere affrontato a due livelli: periferico e centrale.

A livello periferico si può agire sull’infiammazione e sull’even­tuale lesione nervosa, mentre a livello centrale l’obiettivo terapeutico è l’infiammazione spinale e microgliale attivata dal dolore cronico.

Il ruolo dello stress ossidativo nella cronicizzazione del dolore è confermato da studi che hanno dimostrato che un aumento di ROS (Reactive Oxigen Species) a livello spinale è correlato al dolore e alla sensibilizzazione centrale. Questo dato è rafforzato dal fatto che alcuni antiossidanti, come l’acido alfa lipoico (ALA), hanno dimostrato di esercitare un effetto antinocicettivo.

  • in caso di do­lore cronico l’aumento di stress ossidativo induce apoptosi delle fibre nervose afferenti (fibre che portano gli impulsi nervosi dai recettori sensoriali verso il sistema nervoso centrale), determinando un dolore da deafferentazione e un danno nervoso irreversibile. L’ALA ha dimostrato di inibire l’apoptosi neuro­nale indotta da stress ossidativo.

 

Il dosaggio ottimale di ALA per via orale è stato determinato dallo studio SYDNEY II (Ziegler et Al 2006), che ha dimostrato che il dosaggio 600 mg/die è efficace nel ridurre i sintomi della neuropatia diabetica in modo significativo dopo 2 settimane di trattamento.

–         Riduzione del dolore e delle parestesie

–         Miglioramento della velocità di conduzione nervosa

–         Riduzione consumo analgesici

L’ALA è anche attualmente l’unico principio attivo che abbia dimo­strato di avere un effetto positivo sulla neuropatia cardiaca autonomica in pazienti diabetici.

Altri studi hanno dimostrato l’efficacia dell’ALA, somministrato per via orale al do­saggio di 600 mg/die, in altri tipi di neuropatia, in particolare le radicolo­patie (sciatalgia e cervicobrachialgia) e la sindrome del tunnel carpale. In questi studi risulta evidente la significativa capacità di ALA di ridurre il dolore neuropatico e i deficit di conduzione nervosa rispetto ad altri trattamenti.

In particolare nella Sindrome del tunnel carpale si evidenzia che il trattamento con acido alfa lipoico porta a una riduzione dei sintomi (do­lore e parestesie) e al miglio­ramento della funzionalità della mano oltre al miglioramento della veloci­tà di conduzione nervosa.

Nelle Radicolopatie (sciatalgia e cervicobrachialgia) si evidenziano i seguenti effetti benefici:

  • Riduzione del dolore
  • Miglioramento della funzionalità
  • Miglioramento della quali­tà di vita
  • Riduzione del consumo di analgesici

 

 

Numerosi studi clinici hanno dimostrato gli effetti positivi dell’ALA nella prevenzione di patologie cardiovascolari, neurodegenerative (morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, sclerosi mul­tipla), neurosensoriali (ipoacusie, glaucoma, cataratta, retinopatia, dege­nerazione maculare senile) e in svariate altre condizioni cliniche.

Un’al­tra proprietà dimostrata dall’ALA è quella di favorire il processo di dima­grimento. Questo è dovuto probabilmente all’aumento del riassorbimento di glu­cosio a livello muscolare e nervoso e all’effetto stimolante sul metabolismo energetico cellulare. In diversi studi clinici su pazienti obesi con sindrome metabolica, ALA ha ridotto il peso corporeo e il BMI, i livelli di acidi grassi non esterificati e il marker di in­fiammazione vascolare.

 

L’ALA è generalmente ben tollerato. Anche negli studi clinici in cui sono stati somministrati alti dosaggi (1800 mg/die) gli unici effetti collate­rali registrati sono stati lieve gastralgia e senso di pesantezza a livello ga­strico, dovuti alla presenza dei gruppi tiolici (-SH) nella molecola. In caso di intossicazione da sovradosaggio sono stati osservati significativi cali della glicemia e alcune reazioni allergiche cutanee. Si segnala a volte un’urina maleodorante durante l’assunzione di ALA ad alti dosaggi.

Non vi sono controindicazioni all’impiego di ALA in caso di pato­logie o terapie concomitanti, tuttavia è suggerita cautela nei pazienti in trattamento ipoglicemizzante, poiché per il suo intrinseco effetto ipogli­cemizzante potrebbe potenziarne gli effetti.

Si consiglia inoltre di monito­rare i dosaggi degli ormoni tiroidei nei pazienti che assumono L-tiroxina, poiché l’ALA interviene nel metabolismo degli ormoni tiroidei.

 

Per ottenere un assorbimento ottimale, l’ALA dovrebbe essere as­sunto a stomaco vuoto, tuttavia si può consigliare la somministrazione durante il pasto in caso di pazienti che lamentano disturbi allo stomaco.

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